Nel lontano 2017, Horizon – Zero Dawn fu una vera e propria scoperta a dir poco eccezionale. Ricordo molto bene e con gioia il periodo primaverile in cui lo giocai e mi commuovo al solo pensiero del tema principale della colonna sonora.
Un anno fa, il seguito diretto Horizon – Forbidden West fece riaffiorare quelle sensazioni e le rafforzò durante 100 ore spalmate in quattro lunghi mesi al fianco di Aloy nel suo meraviglioso nonché pericoloso viaggio in un mondo post-apocalittico (mille anni dopo la nostra civiltà!) governato da possenti Macchine dall'aspetto animale che amiamo tanto combattere.
Forbidden West è un percorso affascinante e coinvolgente, ma anche pieno di insidie e nemici, all'interno di un mondo di gioco vasto e ricolmo di attività e missioni secondarie. Forse fin troppo a primo impatto: le icone e i simboli ricoprono quasi totalmente la mappa, ma bisogna ammettere che la notevole presenza di collezionabili e quant'altro compensa la lieve scarsità del capitolo precedente. Inoltre, in questo modo si ha la possibilità di immergersi molto di più nelle trame di questo mondo fantascientifico tribale, generando maggiore empatia con i personaggi primari e secondari.
Horizon – Zero Dawn presentava una trama semplice: la storia di una giovane reietta che ha il compito di salvare il mondo da un pericolo che minaccia di annientare la vita per la seconda volta.
Horizon – Forbidden West prosegue sulla stessa linea ma con maggiore ambizione. La giovane reietta è più consapevole e decisa nel suo intento; è affiancata da vecchi e nuovi compagni (ho adorato vedere i personaggi principali creare un gruppo saldo e stabilirsi in una base operativa all’interno di una montagna, ognuno con i propri compiti e richieste). Il pericolo si rivela essere la pedina di un gioco più grande, mossa da un nemico ancora più temibile. Come se non bastasse, nel finale si scopre che quel nemico stava fuggendo dalla minaccia definitiva (che molto probabilmente vedremo in un futuro sequel).
I personaggi del primo vengono approfonditi e fanno la conoscenza di quelli nuovi. Spiccano il Sylens di Lance Reddick (già presente in Zero Dawn), Carrie-Ann Moss nei panni di Tilda e Regalla interpretata da Angela Bassett.
Peccato per uno dei più importanti NPC del capitolo precedente, la Carja Talanah, la quale gode di essere la protagonista del primo fumetto spin-off del mondo di Horizon, "Il Falcodoro" (vi lascio il link di Amazon nel caso vogliate acquistarlo), la cui storia continua in una quest secondaria di Forbidden West troppo breve e poco appagante: una side-story con un grande potenziale proposto bene con il fumetto e sfruttato male nel videogioco. È stata una scelta poco ponderata dai creatori, per quanto mi riguarda.
Tutto questo, però, in una mappa molto più vasta che presenta zone e scorci meravigliosi, grazie a biomi unici e indimenticabili.
Tutto ciò che c'era di buono nel gioco precedente, in questo si mostra migliorato. Purtroppo gli aspetti negativi, invece, sono diventati a malapena decenti, ma poco importa.
Grazie a montagne innevate, foreste rigogliose, deserti luccicanti, città fatiscenti come Las Vegas e San Francisco e personaggi ben approfonditi, Horizon – Forbidden West ha avuto una particolare magia su di me, tanto da spingermi a completarlo quasi al 100%. Quasi.
Un ottimo motivo per tornarci in futuro? Dopotutto, il più che plausibile dlc è stato annunciato e sta arrivando: con Burning Shores, il 19 aprile saremo di nuovo al fianco di Aloy! O sulla groppa di un Solcasole, volendo…
Lorenzo "John" Lapomarda è un giovane scrittore di racconti d’avventura, fantascienza, fantasy e action horror. Il suo racconto Cute - Volti senza luce è risultato vincitore in numerosi concorsi letterari.
Amante di libri, fumetti, film, serie tv, videogiochi e della cultura pop a tutto tondo, da sempre si è dilettato a scrivere storie e a sceneggiarle, fino a diventarne anche regista e interprete come si può vedere dal canale YouTube iJohn Duemilaventuno.
Con Il Papavero Solitario desidera scrivere e descrivere i propri mondi, gli universi interiori che ha imparato a conoscere, quelli in cui, con un po' di immaginazione, si può udire la sottile voce delle parole scritte.